Android: pensi davvero di conoscerlo? #4 Il Modding

Meett31/ marzo 11, 2017/ Android/ 0 comments

C’era una volta, nel lontano 2008, un gruppo di sviluppatori incuriositi dal bug dell’HTC Dream. Questo bug, nella prima versione di Android, consisteva nell’interpretazione della parola anything come di un comando in una shell privilegiata. Fu subito risolto con varie Patch ma ha dato modo al gruppo di sviluppatori di iniziare quella che sarebbe stata una lunga storia di modding del sistema operativo Android.

Come avrai di certo capito, oggi parleremo del modding del sistema operativo Android da ogni suo punto di vista.

Primo passo: il Bootloader

Il bootloader è un software che si occupa dell’avvio del dispositivo. Non ha nulla a che fare con Android, in quanto è presente su ogni dispositivo, che sia un tablet, uno smartphone, un computer fisso o portatile.

Bootloader di Android

Esempio di bootloader di android

Il compito del bootloader è quello di decidere quale sistema operativo avviare nel caso ce ne siano presenti più di due.
Con gli smartphone Android si deve solo decidere se avviare l’OS o entrare in Recovery Mode, che vedremo tra poco.

Il bootloader di default è bloccato, in quanto grazie ad esso si è in grado di installare un firmware diverso da quello fornito. Alcuni brand, come Google, HTC e Sony forniscono loro i mezzi per sbloccarlo, mentre altri, come Samsung, cercano sempre nuovi modi per evitare che i più smanettoni facciano cambiamenti al firmware. Proprio in questi ultimi anni infatti Samsung ha fatto uscire un nuovo sistema di sicurezza chiamato Knox.

Sbloccare il bootloader non è tanto complicato se l’azienda dalla quale abbiano acquistato il dispositivo ci mette a disposizione i mezzi giusti. Ad esempio nei dispositivi Google basta accedere al dispositivo da ADB (Android Debug Bridge) ed eseguiere il comando fastboot oem unlock. Per altri dispositivi, come i Huawei, si ha bisogno di chiedere alla casa produttrice un codice di 16 cifre associato al tuo smartphone con il quale si esegue lo stesso procedimento: fastboot oem unlock xxxxx16codexxxxx.

Come ho detto lo sblocco del bootloader comporta la possibilità di installazione di software non proprietari. Quando la casa produttrice rilascia un aggiornamento questo è firmato digitalmente in modo da essere riconosciuto come originale e non modificato. Lo sblocco evita il controllo dell’originalità del firmware da installare.

Secondo passo: la Recovery Mode

Recovery Android

La recovery mode offre una vasta gamma di funzionalità per la gestione del proprio smartphone. Risiedendo in un’altra partizione della memoria interna, ci si può accedere anche se il sistema operativo è danneggiato. Essa infatti viene spesso utilizzata per recuperare il proprio smartphone da uno stato di inutilizzo.

Le recovery tradizionali/preinstallate dispongono di poche funzionalità, tra le quali la formattazione dei dispositivi e la pulizia della cache. Come al solito si possono modificare e installarne di nuove con maggiori funzionalità. Famosi esempi sono la ClockWorkMod e la  TeamWinRecoveryProject. Queste permettono di installare firmware .zip  dalla microSD, ottimizzazione la memoria attraverso il partizionamento e effettuare backup completi del dispositivo.

Accedere alla recovery mode è non particolarmente difficile. Basta eseguire una specifica combinazione di tasti che varia da dispositivo a dispositivo, la più comune è Power + Volume su + Home. Se proprio non riuscite a trovare sul Web la combinazione di tasti per il vostro smartphone non vi preoccupate, perché rientra in gioco ADB. Basta infatti digitare da riga di comando sul vostro computer adb devices e verificare la presenza del vostro dispositivo tra quelli in lista. Nel caso non ci fosse basta installare i driver. A questo verificare la sua presenza con il comando di prima e poi digitate adb reboot recovery.

Modificare la recovery è tanto semplice quanto il bootloader. Attenzione! Anche questo procedimento può variare a seconda del dispositivo. Il metodo più comune è quello di scaricare il file .img dal sito della recovery che volete installare e poi eseguire il comando fastboot flash recovery file.img . a questo punto il vostro telefono ha una recovery personalizzata.

Terzo passo: i permessi di Root

Questo è sicuramente il punto che stavi aspettando.

Root proviene dall’inglese ed è una funzionalità derivante dai sistemi operativi Linux-BASED.Android root
Con tali permessi si ha il MASSIMO CONTROLLO del sistema operativo, in quanto si ha accesso ad aree di memoria altrimenti inaccessibili e si possono modificare file di sistema. I permessi di root permettono inoltre di eseguire applicazioni che fanno modifiche pesanti al sistema operativo.

I principali vantaggi nell’effettuare il root sono:

  • Miglioramento della durata della batteria
  • Completo controllo sul kernel
  • Completo controllo sulle app
  • Rimozione di app pre-installate

Effettuare il root porta però con se alcuni svantaggi, tra i quali:

  • Fine della garanzia (quindi meglio effettuarlo su un telefono che ormai la garanzia l’ha persa da tempo)
  • Possibilità di hacking
  • Rischio di brick
  • Rischio di virus

Purtroppo non posso spiegare come effettuare il root in quanto il procedimento varia molto a seconda del modello, ma per nostra fortuna esiste Google.

Posso però consigliarti delle applicazioni che sono moralmente obbligatorie da avere se si possiedono i permessi di root:

1# SuperSU per definizione è l’app in primo posto che si deve. Permette infatti all’utente di tenere sotto controllo il proprio dispositivo e tutte le applicazioni che sfruttano i permessi di root.

2# FlashFire è prodotto dagli stessi sviluppatori di SuperSU e consente di aggiornare il dispositivo con gli aggiornamenti ufficiali, i quali vengono persi subito dopo lo sblocco del boot loader.

3# BetterBatteryStats da la possibilità di tenere sotto controllo la batteria e le applicazioni che ne fanno un uso costante.

4# xPosed Framework permette la modifica del comportamento del sistema attraverso dei moduli. Questi sono simili a delle applicazioni e sono altrettanto facili da installare.

Conclusioni

Moddare o non moddare lo smartphone, questo è il dilemma. Di certo il Modding è ottima alternativa alla quotidianità delle distribuzioni Android. Offre meravigliose opportunità ma può nascondere pericoli di qualsiasi tipo. Se vuoi intraprendere questa strada tieniti pronto a qualsiasi evenienza, anche a quella di buttare di telefono!

Spero di averti riportato informazioni il più utili possibile e se vuoi scoprire altro su Android e sul suo mondo continua a seguirci sulle pagine social.

 

About Meett31

Appassionato di computer fin dall'infanzia. Ama il sistema operativo Android, sviluppare siti web e creare applicazioni. Passa il tempo libero a smontare qualsiasi cosa abbia una vite e a trovare la giusta combinazione di colori per i suoi progetti.

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